Share

Con buona pace degli eurocrati e dei loro megafoni (i media) la maggior parte dei cittadini del Regno Unito continua a sostenere la Brexit. È quanto rivela un sondaggio YouGov, condotto tra il 13 e il 19 dicembre su un campione di 1.692 persone. Il 39% vorrebbe rimanere in Europa, il 48% è convinto che andarsene sia la scelta migliore. Non che i sondaggi abbiano una valenza particolare (l’unico verdetto che abbia un valore oggettivo su Brexit è quello referendario), vale però la pena dare rilievo a questi dati, per contrastare sul loro stesso terreno quanti parlano di un fantomatico pentimento dei britannici rispetto al voto del 2016.


Nelle scorse settimane, ad esempio, ha avuto amplissimo risalto su tutti i cosiddetti organi di informazione un sondaggio realizzato da BMG Research per il quotidiano The Indepedent, dal quale emerge che il 51% degli elettori sarebbe ora contrario all’addio all’Ue contro il 41% che voterebbe di nuovo per il divorzio. Numeri che hanno suggerito allo stesso quotidiano, in compagnia di altri media e dalla solita schiera di politici, politologi e urologi, la richiesta di un altro referendum che possa rispecchiare il nuovo sentimento del popolo del Regno Unito. Il leader del partito liberaldemocratico, Vince Cable, ha già indicato il periodo in cui dovrebbe tenersi, dicembre 2018. Si tratta evidentemente di pie illusioni, peraltro respinte seccamente dalla premier Theresa May, ma sono anche manifestazioni di intolleranza e disprezzo verso una decisione presa democraticamente, che consegna la sovranità di una nazione ai legittimi detentori e proprio per questo non può piacere a Bruxelles e, più in generale, ai paladini del globalismo. La loro idea di democrazia è alquanto bizzarra: il tuo voto è valido se voti come dicono loro. L’esempio dell’Irlanda, che dopo il no espresso nel referendum sul Tratttato di Lisbona è stata costretta a tornare alle urne un anno dopo per dire sì, è illuminante in tal senso.

Ma torniamo ai nostri sondaggi. Fermo restando che la loro affidabilità è sempre incerta, c’è da chiedersi: perché il sondaggio pro UE ha goduto di una diffusione capillare sui media di tutta Europa, e quello pro Brexit è passato, almeno al momento in cui ne scriviamo, pressoché ignorato (tranne una citazione di Number Cruncher Politics)? Forse perché i cittadini europei devono essere abituati, o meglio indottrinati, ad amare l’Unione Europea, nonostante le ragioni per farlo si riducano di giorno in giorno. Ci sono due realtà: quella che si tocca con mano, parlando e stando a contatto con la gente comune, e quella che raccontano i giornali. Arriverà un giorno in cui si dovrà scegliere. Nel Regno Unito l’hanno fatto. Altri seguiranno. Ammesso che, prima o poi, gli sia concesso votare…

Creazione Siti WebSiti Web Roma