Memory Unearthed

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Nelle ultime settimane sono stati commessi negli States atti vandalici in siti e luoghi ebraici (compresa la profanazione delle tombe nel cimitero di University City in Missouri).  Azioni condannate da Trump, che a fine febbraio ha promesso azioni energiche per fermarle, annunciando nel contempo una prossima visita al Museo dell’Olocausto di Washington D.C., anticipata da quella, in forma privata, di Ivanka a inizio marzo. È in questo clima di tensione, alimentato dalle farneticanti accuse dei media a Trump di essere antisemita, che inaugura al Museum of Fine Arts di Boston Memory Unearthed: The Lodz Ghetto Photographs of Henryk Ross, collezione di immagini che descrivono la vita in un ghetto ebraico durante la Seconda guerra mondiale. L’autore degli scatti, il fotografo polacco Henryk Ross (1910–1991), è stato uno degli 877 sopravvissuti del ghetto di Lodz, che originariamente contava una popolazione di 160.000 abitanti. Ross era stato confinato nel 1940 nel ghetto (uno dei 1.000 creati dai nazisti per isolare gli ebrei all’interno delle città dell’Europa dell’est occupate tra il 1939 e il 1945) e impiegato dal regime nazista proprio come fotografo.
Germano Morosillo The American 770
Tra i suoi compiti c’era quello di scattare foto per i documenti di identità della popolazione ebrea e documentare l’efficienza della forza lavoro del ghetto. Ma Ross, contravvenendo alle direttive dei nazisti, usava la macchina fotografica anche per testimoniare quello che non era contemplato dalla propaganda ufficiale, compresa la deportazione di migliaia di persone nei campi di concentramento di Chelmno e Auschwitz. Temendo di essere scoperto, nel 1944 Ross nascose i rullini sottoterra per recuperarli l’anno successivo, dopo la liberazione del ghetto, scoprendo con grande sorpresa che più della metà dei 6.000 scatti si erano conservati ed erano ancora utilizzabili. Nel 1956 si trasferì con la moglie Stefania in Israele. Racconterà qualche anno dopo: “Mi aspettavo il totale annientamento degli ebrei polacchi. Volevo che rimanesse una testimonianza del nostro martirio”. Memory Unearthed, in cartellone dal 25 marzo al 30 luglio, presenta circa 300 pezzi, principalmente fotografie, ma anche documenti e un filmato, quello del processo a Adolf Eichmann del 1961, nel corso del quale gli scatti di Ross furono utilizzati come prove. Un album di stampe a contatto, realizzato a mano dal fotografo e mostrato integralmente come oggetto centrale dell’esposizione, riassume il senso e il significato della sua opera: la testimonianza dell’orrore.

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