Ivanka rising

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La mediocrità umana si palesa in molti modi. Far ricadere le colpe (vere o presunte) dei padri sui figli è uno dei più diffusi. Lo sa bene Ivanka Trump, icona di stile fino a due anni fa, trasformata dai media in nemico pubblico nel preciso istante in cui ha annunciato (e sostenuto) la candidatura del celebre genitore alla presidenza degli Stati Uniti. Prima gli appelli a prendere le distanze dal padre, poi gli attacchi sempre più violenti, fino ad arrivare, negli ultimi mesi, a invocare il boicottaggio delle sue linee di moda, gioielli e profumi, puntualmente raccolto da alcune catene della grande distribuzione. A fronte di questa campagna denigratoria, arricchitasi sabato scorso dall’imitazione che Scarlet Johansson ha fatto al Saturday Night Live di Ivanka, accusata di connivenza con un padre che sarebbe un molestatore, come hanno risposto gli americani? Acquistando in massa tutto ciò che porta il marchio “Ivanka Trump”.
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A gennaio, per evitare conflitti di interesse, la first daughter, che nel frattempo si è trasferita da New York City a Washington DC, si è separata dalle sue aziende, affidandone le redini alla chief brand officer Abigail Klem, peraltro elettrice del Partito Democratico. Per sottolineare ulteriormente l’estraneità di Ivanka al nuovo corso, la sua immagine non verrà più usata nelle campagne pubblicitarie. La nuova presidente ha dovuto fronteggiare una prima tempesta pochi giorni dopo l’insediamento ufficiale di Donald Trump alla Casa Bianca. Il 2 febbraio Nordstrom ha annunciato che avrebbe eliminato gli accessori Ivanka Trump dai suoi negozi fisici e online, motivando la decisione con lo scarso interesse da parte della clientela, ma rifiutando di fornire i dati di vendita. La serie dei boicottaggi è proseguita il giorno successivo con Neiman Marcus, che ha rimosso dal suo sito la linea di gioielli di Ivanka (ma alcuni articoli sono riapparsi cinque giorni fa). Una settimana dopo è trapelata la notizia che TJ Maxx e Marshalls hanno ordinato ai loro dipendenti di eliminare ogni immagine pubblicitaria dei prodotti di Ivanka e di inserire questi ultimi in scaffali piccoli e poco visibili.  Dieci giorni dopo Burlington bloccava la vendita online di abiti e accessori Ivanka Trump.
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Eppure, come già accaduto per la campagna elettorale del padre, più forti sono gli attacchi contro la figlia prediletta, maggiore è il suo successo. Secondo i dati forniti dalla società di ricerche di mercato Slice Intelligence, nei primi due mesi del 2017 i prodotti di Ivanka Trump hanno registrato su Amazon un aumento nelle vendite del 332% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. In particolare, l’Eau de Parfum Spray For Women è da settimane il bestseller nella categoria beauty, con una valutazione media da parte degli acquirenti di 5 stelle su 5. Abigail Klem ha ricordato che non solo il brand Ivanka svetta al primo posto, nelle diverse categorie, in numerosi store online, ma che le vendite complessive sono ai massimi storici.
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Da Zappos, Macy’s, Bloomingdales e Dillard’s la richiesta è tale che nuovi abiti, scarpe e accessori sono periodicamente aggiunti per soddisfare la clientela. Lyst, un aggregatore e-commerce che raccoglie i dati di vendita di migliaia di negozi, ha rilevato che tra gennaio e febbraio, proprio in coincidenza con l’inizio del boicottaggio, le vendite dei prodotti Ivanka Trump sono salite del 346%. Rispetto al 2016 l’aumento è del 557%. Dati così incoraggianti sono il presupposto per una ulteriore espansione del marchio, che nei prossimi mesi ha già programmato di proporre la sua linea per neonati da Buy Buy Baby, mentre la collezione gioielli, finora in vendita solo da Lord & Taylor, sarà disponibile in altri store. E in progetto c’è anche l’apertura di un sito di e-commerce. Can’t stump the Trump…
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