Trump saved my life

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Ricordate le 13 donne scese in campo, a ridosso della data delle elezioni, per raccontare agli americani di essere state molestate o addirittura stuprate da Trump? Scomparse. Eppure il Partito Democratico e il suo braccio armato, i media, avevano preso a cuore le loro storie, usate e amplificate per minare la credibilità e i consensi del candidato repubblicano. L’opinione pubblica, però, non ha creduto alle accuse, sulla base di un semplice ragionamento: se queste donne fossero state vittime di reati tanto gravi, li avrebbero denunciati alla polizia al momento dell’accaduto, o poche settimane o mesi dopo. E invece tutte insieme, all’improvviso, nelle battute finali della campagna elettorale, decidono di descrivere Trump come un molestatore davanti ai taccuini e alle telecamere dei giornalisti, accusandolo di aggressioni che a seconda dei casi sarebbero avvenute cinque, dieci, venti o trent’anni prima. Se non è una farsa, poco ci manca. Fallito l’obiettivo dichiarato, impedire la vittoria del candidato anti establishment, Partito Democratico e media hanno buttato le accusatrici nella tazza del cesso, ovvero nel dimenticatoio, e di molestie sostanzialmente non si è più parlato (anche se quattro di loro si sono garantite un po’ di visibilità reiterando le accuse alla vigilia della cosiddetta marcia delle donne dello scorso 21 gennaio). In compenso ci sono molte testimonianze, queste ovviamente ignorate dai media, di donne che hanno voluto ringraziare pubblicamente Trump.

Tra queste c’è Tara Conner, che per farsi sentire ha scritto un lettera aperta, pubblicata nei giorni scorsi su USA Today. Ne emerge un ritratto del 45° presidente degli Stati Uniti che è l’esatto opposto di quello veicolato quotidianamente dai cosiddetti organi di informazione. Tara aveva 20 anni nell’aprile del 2006, quando fu incoronata Miss USA. Non fu tanto la vittoria nel concorso di bellezza, all’epoca di proprietà di Trump, a darle la notorietà, quanto ciò che avvenne nei mesi successivi. La modella risultò infatti positiva a un test sulla cocaina. Anziché privarla del titolo e citarla in giudizio per il danno di immagine causato al concorso, Trump prese le sue difese: organizzò una conferenza stampa per annunciare che Tara meritava una seconda possibilità e la spedì in una comunità di recupero. Il trattamento durò fino a febbraio 2007, quando la modella si liberò definitivamente della sua dipendenza.

Da allora è diventata una speaker in eventi pubblici contro l’uso di droghe, collabora con i Caron Treatment Centers (centri per la disintossicazione) ed è una delle principali ambasciatrici per una vita sana e regolare. La storia di Tara, ancora prima dello scandalo della cocaina, non era stata delle più semplici. A tre anni fu vittima di molestie da parte di uno zio, poi trascorse l’infanzia tra i litigi dei genitori, che divorziarono quando aveva 14 anni; lo stesso anni morì suo nonno, l’unica persona dalla quale si fosse mai sentita compresa e amata. Rispose a quegli eventi sviluppando una dipendenza dai superalcolici e, sempre a 14 anni, dalla morfina. Da allora la sua vita si snodò tra l’assunzione di alcol e droghe in privato e il tentativo di salvare le apparenze e la carriera mostrandosi per quanto possibile sobria ed equilibrata in pubblico, fino alla caduta rovinosa del 2006. Dieci anni dopo essere uscita dal tunnel, la sua gratitudine nei confronti di Trump è immutata: “Mi ha salvato la vita e mi ha reso una persona migliore. Io lo sosterrò sempre, in ogni modo. È il minimo dopo quello che ha fatto per me”.
Germano Morosillo The Amrican 721
Nel programma di governo del nuovo presidente, il contrasto alle dipendenze è una delle priorità. L’attenzione di Trump al problema deriva anche dalla sua storia familiare: il fratello Freddy morì alcolizzato nel 1981, a 43 anni. Negli Stati Uniti 23 milioni di persone sono dipendenti da droga e alcol e 350 muoiono ogni giorno, un numero maggiore dei morti per incidenti d’auto e di arma da fuoco. Il presidente ha promesso in un discorso davanti al Congresso che fermerà l’afflusso di droga nel Paese (il mezzo principale per raggiungere tale obiettivo sarà la costruzione del muro al confine con il Messico), impedirà che i giovani americani vengano avvelenati e espanderà la rete di servizi e trattamenti per chi ha sviluppato una dipendenza. Ogni anno l’abuso di farmaci, droghe e alcol ha un costo complessivo per la società, in crimine, spesa sanitaria e calo di produttività, di 442 miliardi di dollari.  Nel 90% dei casi l’abuso di sostanze comincia prima dei 18 anni.

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